Bice

24 Jun 2018

““Bice” è il nostro quarto progetto pensato e realizzato completamente in collaborazione. Si tratta di una serie di fotografie celate all’interno di un’installazione. 
L’installazione intende ricreare una cameretta tipica di una ragazza pre-adolescente, la cui identità è frutto della sintesi delle nostre, e in continuo divenire grazie all’interazione col pubblico.
Gli spettatori sono invitati ad entrare nella stanza di soppiatto, come voyeur, lasciando fuori la razionalità e il disincanto tipico dell’età adulta, poiché l’opera deve essere vissuta con la sfacciata curiosità fanciullesca.
Si troveranno costretti a violare l’intimità della proprietaria della cameretta: le fotografie infatti saranno visionabili soltanto tramite una ricerca minuziosa in tutti gli anfratti segreti della stanza, sotto il cuscino, nei cassetti, dietro le tende. 
Infine, sulla scrivania vi è un diario in cui potranno spiare le esperienze della ragazzina immaginaria, e contribuire con le proprie, regalando all’opera altri frammenti o testimonianze che, scritti sul diario, verranno attribuiti al vissuto di Bice.”

 

 

All’ingresso della stanza di Bice era appeso il cartello su cui poteva essere letto il testo riportato qui sopra. 
L’abbiamo aggiunto il secondo giorno, quando ci siamo rese conto che gli spettatori erano quasi tutti troppo timidi e non osavano toccare nulla all’interno della cameretta. Quando abbiamo chiesto ad alcuni il motivo di tanto indugiare, le risposte sono state più o meno univoche; "la sensazione di invadere la privacy di un estraneo" era ciò che in assoluto ha frenato maggiormente la curiosità dei presenti.
“Non voglio spostare nulla, o creare disordine”
“Mi sembra di violare lo spazio privato di qualcuno che non è qui e quindi non può impedirmelo”
“Non mi piacerebbe se qualcuno frugasse in camera mia”
L’interazione con le opere era sottintesa praticamente in tutte le stanze di HERE, abbiamo addirittura assistito a casi in cui l’artista era costretto a sorvegliare le sue opere, perché la gente continuava a toccarle, spostarle, anche dove la sua creazione doveva essere solo ammirata e non vissuta, ma la curiosità dello spettatore prendeva lo stesso il sopravvento.
Eppure nella cameretta di Bice aleggiava questo senso di disagio provocato da un’invasione, un salto improvviso nella quotidianità interrotta di un’adolescente, nel suo spazio personale e nei suoi segreti, e la sola presenza di un pubblico stravolgeva quello stato di quiete un po’ lugubre e apparente abbandono in cui verteva la stanza.
Si sono immedesimate in Bice molte più persone di quanto ci saremmo aspettate.
È stato interessante vedere l’evolversi dell’opera, di pari passo con il crescente osare, profanare e curiosare dei visitatori.

 

 

Al termine dei 10 giorni, le pagine del diario erano quasi tutte occupate da scritte, confessioni e memorie, sono apparsi disegni sulle pareti, e post-it con dediche hanno costellato prima la bacheca, e poi lo specchio. 
Abbiamo trovato la stanza sottosopra più di una volta, il letto sfatto e la scrivania completamente in disordine. 
La decenza e il rispetto hanno davvero lasciato il posto al gioco, all’indiscrezione e all’intrigo. 
È anche girata voce che si dovesse cercare una chiave, a quanto pare, per aprire il bauletto misterioso, di cui tuttora non si è scoperto il contenuto.

 

 


Con Bice siamo tutti inaspettatamente tornati indietro nel tempo: noi quattro, immergendoci nei nostri diari di ragazzine per ricostruire la sua identità nel modo più veritiero possibile, e con noi, tutti coloro che non si sono vergognati di vivere l’opera nel modo più genuino possibile, e con un briciolo di infantile malizia.

 

 

 

 

 

 

 

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